ANEKE: l’anima dei Tarocchi racchiusa in un rito olfattivo

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Antonella Anna Tolentino lancia il brand ANEKE nel 2025, trasformando la sua esperienza decennale con i Tarocchi in un progetto sensoriale contemporaneo. Dopo anni nel settore della comunicazione a Milano, torna in Puglia scegliendo l’olfatto come senso di un linguaggio diretto, capace di parlare all’anima: “non devi capire, senti”.

Le candele ANEKE sono pensate come piccoli rituali quotidiani: ogni pezzo è accompagnato da una carta dei Tarocchi e completato da un coperchio in ceramica realizzato a mano. Un progetto che unisce ricerca olfattiva, creatività e spiritualità, trasformando la quotidianità in un’esperienza intima e personale.

I tre Arcani maggiori La Stella, Il Sole e La Luna aprono l’universo di ANEKE. Cosa ti ha spinto a sceglierli come incipit del tuo progetto?

La Stella, la Luna e il Sole sono tra gli Arcani più potenti e universali dei Tarocchi.

Li ho scelti perché, insieme, raccontano un ciclo completo e molto umano: sperare, attraversare, splendere.

Il Sole è l’archetipo del Padre universale: il principio vitale, la chiarezza, l’energia che scalda e dà forza per stare nel mondo. È il momento in cui tutto è visibile, semplice, diretto.

La Luna è la Grande Madre: più silenziosa, notturna, iniziatica. Parla di inconscio, sogni, intuizione, di quelle fasi in cui non è tutto chiaro ma è comunque necessario andare avanti, passo dopo passo.

Dall’incontro tra queste due forze nasce la Stella, che considero l’archetipo della Figlia: non ingenua, ma nuova. È la promessa, la direzione, la possibilità di ricominciare con uno sguardo più pulito.

Non a caso anche i numeri seguono questo flusso: XVII, XVIII, XVIIII.

La Stella dice: «C’è un senso, anche se ora non lo vedi».

La Luna risponde: «Attraversa l’ombra, ascolta quello che emerge».

Il Sole conclude: «Ora puoi vivere nella tua verità».

Mi piace pensare che chi sceglie una candela ANEKE possa farlo in modo molto semplice e concreto: accendo XVII THE STAR quando ho bisogno di fiducia, XVIII THE MOON quando sento che qualcosa si muove sotto la superficie, XVIIII THE SUN quando voglio riportare luce, energia, presenza.

Oppure, perché no, seguirle come un piccolo percorso personale, dalla Stella al Sole.

Come si traduce il linguaggio dei Tarocchi in una fragranza? Raccontaci della selezione degli ingredienti olfattivi.

Per me tradurre i Tarocchi in una fragranza significa passare dal simbolo alla sensazione.

Non volevo profumi descrittivi ma energie, atmosfere emotive.

XVII THE STAR è un profumo fresco e luminoso, con una dimensione floreale e fruttata che richiama armonia e apertura. È pensato per quei momenti in cui si ha bisogno di fare spazio, respirare, ritrovare una direzione senza forzarla.

Il profumo di XVIIII THE SUN è chiaramente caldo e avvolgente. Ha l’energia del focolare e della condivisione, ma anche una spinta vitale molto attiva, data dalle spezie, che stimola il corpo e la presenza. È una fragranza che abbraccia, ma allo stesso tempo invita ad agire, a manifestarsi senza chiedere permesso.

XVIII THE MOON è più notturna e ambigua. È una fragranza profonda, costruita su contrasti che trovano equilibrio con il tempo, pensata per accompagnare momenti di introspezione e ascolto. Non è lineare, e non deve esserlo, come i pensieri quando si va sotto la superficie.

Ci tengo a dire che, nell’esperienza della candela, il vero vertice è sempre il fuoco: la fiamma che scalda e mette in movimento le note. È lì che il profumo smette di essere struttura e diventa esperienza.

E, come nei Tarocchi, è sempre nell’incontro tra elementi che accade qualcosa di personale.

Dallo studio dei Tarocchi alla reinterpretazione visiva: come nasce il dialogo creativo con Filippo Tolentino?

Il dialogo con Filippo nasce prima di tutto dal DNA: è mio fratello.

C’è una base comune fatta di sensibilità e di curiosità per le discipline spirituali ed esoteriche, anche se percorse da strade diverse.

Filippo ha un talento naturale per il disegno e la pittura, che nel tempo ha affiancato a un percorso profondo di studio e pratica dello yoga.

Quando lavora sui Tarocchi, non li “illustra”. Li attraversa. Prima di disegnare una carta, la osserva, la studia, mi fa domande. Solo dopo arriva il segno, sempre fatto a mano, come sintesi di qualcosa che è già stato interiorizzato.

L’obiettivo non è decorare, ma far emergere l’essenza della carta, togliendo il superfluo e lasciando ciò che vibra davvero.

Il nostro dialogo nasce proprio da qui. Io lavoro molto sul simbolo e sulla narrazione, sul modo in cui una carta può parlare alla vita quotidiana. Lui traduce tutto questo in immagine. Tra noi c’è uno scambio continuo e naturale: ognuno porta il proprio linguaggio e, inevitabilmente, impara dall’altro.

In questo senso, ANEKE non è solo olfatto: è anche visione.

Il profumo apre una sensazione, l’immagine la ancora. Insieme creano un’esperienza completa, che passa dai sensi ma arriva, se vuole, molto più in profondità.

Non solo candele, ma esperienze sensoriali personali. Come può l’olfatto superare la razionalità e attivare una relazione più intima con sé stessi?

L’olfatto è un senso diretto, immediato. Non chiede spiegazioni e non passa dal pensiero razionale. Arriva prima, spesso quando non siamo pronti, ed è proprio per questo che è così potente.

Un profumo può riportarti in un luogo, in un ricordo, in uno stato d’animo in modo istantaneo. Non serve interpretarlo: lo senti e basta. E in quel momento qualcosa si apre, anche solo per pochi secondi. È lì che può nascere una relazione più intima con sé stessi, fatta di ascolto e presenza.

Accendere una candela ANEKE è un gesto semplice, quotidiano. Ma quel gesto crea una soglia: tra fuori e dentro, tra quello che stiamo facendo e quello che stiamo sentendo. Il profumo accompagna, la fiamma rallenta il tempo, lo spazio cambia.

Non è un’esperienza da capire, né da “fare bene”.

È un invito a fermarsi, anche solo un attimo, e a chiedersi: come sto davvero, adesso?

Ecco, vorrei che il profumo provocasse questo: una maggiore attenzione a ciò che sentiamo, prima ancora di ciò che pensiamo.

Quando la cera si consuma e la fiamma si spegne, cosa vorresti restasse dell’esperienza di una candela ANEKE?

Mi piacerebbe che restasse un’intenzione.

Qualcosa di semplice, ma presente. Non un’idea astratta, piuttosto una direzione da ricordare nel quotidiano.

Per questo le candele ANEKE non finiscono davvero quando si spengono. Il barattolo resta e può essere riutilizzato liberamente: come vaso, porta penne, contenitore per piccoli oggetti. Mi piace l’idea che continui a vivere nello spazio, trasformandosi secondo la creatività di chi lo usa.

In ogni pack c’è anche la carta dei Tarocchi associata alla candela. È un invito a portarla con sé: in borsa, nel portafogli, sulla scrivania. Io stessa spesso al mattino estraggo una carta e poi la tengo con me durante la giornata, come promemoria silenzioso, cercando di metterla in risonanza con quello che accade.

Chi sceglie Il Sole, ad esempio, può ricordarsi di restare aperto, ottimista, di esporsi un po’ di più, anche letteralmente, alla luce del sole, che fa molto bene.

Piccoli gesti, piccoli richiami, ma costanti.

Se resta questo, anche dopo che la fiamma si è spenta, allora la candela ha fatto il suo lavoro.

Trasforma il tuo spazio in un rito quotidiano. Esplora l'intera collezione ANEKE e lasciati guidare dall'energia dei Tarocchi.

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