La fotografia e il paesaggio: intervista a Simona Perrini

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Simona Perrini comincia a coltivare la sua passione per la fotografia in Africa, dove trascorre cinque anni della sua vita. I colori e i paesaggi africani ne plasmano la sensibilità artistica facendo della fotografia il suo mezzo espressivo, al punto che Simona decide di tornare a Bari e formarsi in diverse scuole del settore. La fotografia  diventa quindi il suo strumento per la scoperta del mondo, per la sua crescita.
I suoi lavori sono l’espressione della bellezza e della complessità della donna, narrata attraverso un continuo viaggio introspettivo. Ama esplorare la relazione tra soggetto e ambiente ricercando un equilibrio di luci, ombre e colori.

Lo sguardo di Simona è su Bari e sugli splendidi paesaggi pugliesi. Nei suoi autoritratti  la sua figura si mimetizza con il paesaggio circostante e con le sue simmetrie, il suo volto è quasi impercettibile poiché desidera lasciare all’osservatore la capacità di immedesimarsi nel soggetto dell’opera. Alcuni dei suoi lavori sono stati esposti in Italia e all’estero e il suo portfolio include varie pubblicazioni di pregio come PhotoVogue e Icon Artist Official.

L'abbiamo intervistata per voi

A volte per guardare meglio bisogna allontanarsi, allontanarti da Bari e dalla Puglia ti ha aiutato a riformulare un nuovo sguardo sulla città e sul territorio?

Allontanarmi da Bari mi ha aiutato a prendere consapevolezza di me stessa e delle mie origini. Nonostante le difficoltà, mi sono sentita più vicina alla mia città negli anni in cui ho vissuto in Africa rispetto agli anni trascorsi a Milano.
Vivere sul mare o sull’oceano era diventata una condizione imprescindibile. Infatti, al rientro mi sono trasferita a Santo Spirito, un villaggio di pescatori sul mare, a nord di Bari.
In Africa ho avuto l’occasione di rinunciare al superfluo per vivere una vita più autentica. Qualcosa che purtroppo oggi sembra impossibile. Basti pensare alla dipendenza dai social media e al loro sopravvento.

Gli scatti in cui poni al centro la tua figura sono molto introspettivi ed eleganti, come scegli le location adatte?

Fotografo tutto ciò che cattura la mia attenzione. A volte è sufficiente alzare lo sguardo dallo smartphone. La mia ispirazione viene soprattutto dal cinema e dalla fotografia.
Uno dei miei registi preferiti è Wes Anderson. Sono sempre stata affascinata dalle simmetrie, dalle inquadrature e dalle palette di colori dei suoi film.
Tanti sono anche i fotografi che mi hanno ispirato. La fotografia di Luigi Ghirri mi ha insegnato a osservare ambienti spesso piatti e monotoni davanti ai quali si passa ogni giorno, che diventano sguardi interiori.

Alcuni tuoi progetti sono inseriti in prestigiose riviste e hai partecipato anche a mostre, fiere e festival, quale è stata l’esperienza che più ha segnato il tuo percorso?

Partecipare a mostre e festival di fotografia nella mia regione ha avuto un forte impatto sulla mia crescita. Probabilmente la vera magia è stata Parigi.
Poter esporre il proprio lavoro a Parigi durante la “Fiera Paris Photo” al Grand-Palais Éphémère è stata un’emozione grandissima. Non solo per l'entusiasmo che circonda la fiera stessa, ma anche per le numerose mostre ed eventi dedicati alla fotografia che si svolgono nel mese novembre nella capitale francese. Un vero e proprio trampolino di lancio per tanti artisti emergenti.

Sperimenti molto l’interazione fra uomo e ambiente, ci sono altri progetti che ti interessa sperimentare in un futuro prossimo?

In passato mi sono dedicata a progetti più intimi e più personali. In questo progetto invece emerge la centralità del paesaggio, la mia figura ha un ruolo secondario, si mimetizza con il paesaggio circostante. Il punto di partenza è stata la mia città, Bari, per poi estendermi a tutta la Puglia. Certamente in futuro sposterò la mia attenzione sui paesaggi italiani. Ho vissuto molti anni all’estero, ora sento la necessità di scoprire l’Italia.
Sto portando avanti anche un progetto che unisce le mie due più grandi passioni: la fotografia e l’acqua. Queste passioni me le ha trasmesse il mio papà ed è un modo per averlo sempre con me anche se non c’è più.

Sei stata recentemente tra i candidati del Bari Photo Contes e la tua foto, Bari - Santo Spirito, ha vinto il secondo premio. Cosa rappresenta per te questo riconoscimento?

È la prima volta che partecipo ad un Contest a Bari e aver ricevuto un riconoscimento dalla mia città con una foto che fa parte di un progetto tutto pugliese per me è stata una gioia indescrivibile. Non è stato facile emergere anche nel mio territorio, soprattutto se si pensa che si tratta di autoritratti, un genere da molti ancora ignoto e incompreso, così come anche lo studio e il lavoro che ne deriva, troppo spesso non percepito.

Categories: PDS-Magazine

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