Tra dialetto e leggende: la genesi del Burraco Barese
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Burraco Barese è un mazzo di carte che racconta Bari attraverso immagini, memoria e ironia. Ideato dalla graphic designer Veronica Condello, trasforma un gioco profondamente radicato nella tradizione pugliese in un viaggio illustrato tra monumenti, personaggi storici, ricette, modi di dire e leggende popolari. Ogni carta diventa un piccolo frammento di identità collettiva, capace di far dialogare passato e presente e di restituire uno sguardo curioso e contemporaneo sulla città.
Il Burraco Barese trasforma un semplice mazzo di carte in un racconto della città. Quando hai capito che il gioco poteva diventare uno strumento di narrazione?
Avevo finito di realizzare le illustrazioni principali, le "figure" (fante, regina e re) e mi sono resa conto che era come se mancasse qualcosa, quando alcuni amici che hanno visto il progetto partire mi hanno chiesto chi fossero alcuni personaggi. Così ho deciso che il Burraco Barese doveva diventare uno strumento di narrazione e ho voluto illustrare tutte le carte. In questo modo mi sono data la possibilità di raccontare la città che amo attraverso 54 storie, senza volermi fermare alla semplice raffigurazione di ciò che i baresi e le baresi già conoscono. Tutte le storie delle carte illustrate del burraco barese si possono trovare online o sul catalogo del burraco barese, un corollario al mazzo di carte.
Ogni carta racconta un pezzo di Bari. Come hai scelto i luoghi, i personaggi e le storie che, a tuo avviso, erano meritevoli di far parte del mazzo?
Importante è stata la collaborazione delle persone che hanno creduto nel progetto: Davide Ceddia per i modi di dire, AboutApulia e PugliaArte per le leggende e alcuni personaggi storici e Felice Giovine, in realtà, un po' per tutto, dalla traduzione dall'italiano al barese all'individuazione di molte storie che non conoscevo. È stato fondamentale per realizzare un progetto veritiero. Le carte sono suddivise in temi, uno per seme: cuori sono le leggende, picche i modi di dire, fiori il cibo; il seme più difficile è stato quello di quadri, ci tenevo ad avere una parità precisa, con almeno sei donne e sei uomini che hanno reso Bari migliore. Scovare le figure femminili nei testi storici è stato complesso, perché spesso si scriveva solo di regine o duchesse. Alla fine ci sono riuscita, e questa è stata penso la sfida più ardua nella realizzazione del mazzo.
Pur non essendo barese, hai lavorato con modi di dire, proverbi e tradizioni locali. Raccontaci le cose più interessanti in cui ti sei imbattuta.
Anche dopo dodici anni a Bari mi dicono che non ho preso l'accento, mentre quando torno al Nord mi danno subito della pugliese! Lavorare sui modi di dire da "esterna" è stato davvero divertente, soprattutto perché molte espressioni cambiano del tutto senso a seconda del tono o del contesto. Alcuni detti inseriti nel mazzo oggi si usano pochissimo: il Burraco Barese vuole essere anche questo, un ponte tra la Bari di ieri e quella di oggi. Uno dei modi di dire che più mi ha divertita è stato "Attàcche u ciùcce addò vvole u patrùne" l'illustrazione rappresenta un operaio che attacca letteralmente il ciuccio dei bebè a un asino, detto anche ciuccio. All'inizio credevo davvero che il modo di dire si riferisse ai ciucci dei neonati, così ho unito entrambi i concetti in un'unica illustrazione.
Anche l'associazione tra illustrazioni e semi delle carte sembra avere un significato preciso. Dicci di più.
All'inizio i temi erano distribuiti diversamente, ma lavorando mi sono accorta che alcune illustrazioni chiamavano a sé una carta specifica. Ad esempio, il detto "Sì rimanùte com’a la zìte de Cègghie" si legava in modo naturale al 2 di picche. Allo stesso modo, l'Arco delle Meraviglie ("Arche Meravìgghie"), che racchiude un po' la storia dei Promessi Sposi in salsa barese, doveva per forza diventare il 2 di cuori.
Dopo aver raccontato la Bari della memoria e delle tradizioni, quale carta aggiungeresti oggi per rappresentare la città contemporanea?
È un'idea che mi piacerebbe molto sviluppare per un'espansione. Inserirei personaggi della storia recente che hanno lavorato per riqualificare le periferie o ancora fare un omaggio a figure meno conosciute come ad esempio Varichina: anche se appartiene al passato, resta un simbolo potente del diritto di essere sé stessi. C'è un tema che sarebbe divertente affrontare: le usanze contemporanee dei baresi, ad esempio lo "struscio", il tramonto sul sup a Pane e Pomodoro, l'aperitivo al chiringuito, la cioccolata calda la mattina di San Nicola.


