Tra tornio e pennello: il design fatto a mano di Fatticolpennello Ceramiche
Intervista Fatticolpennello Ceramiche
Nato a Casamassima, nel cuore della Puglia, Fatticolpennello Ceramiche è il progetto creato da Gaetano Anecchino e Angelica Romanazzi. Nel loro laboratorio, tradizione artigianale e ricerca contemporanea si incontrano in un processo creativo condiviso: Gaetano realizza gli oggetti al tornio, mentre Angelica ne cura lo stile, le idee e la decorazione.
Ogni creazione nasce dall’unione delle loro visioni ed è realizzata interamente a mano, dando vita a oggetti per la tavola, complementi d’arredo e gioielli. Forme ispirate alla natura, superfici materiche, colori intensi e richiami alla tradizione popolare del Sud Italia compongono un immaginario personale, nel quale la ceramica diventa racconto.
Le vostre creazioni spaziano dagli oggetti per la tavola alle lampade, ai vasi e ai gioielli, ma condividono un immaginario molto riconoscibile. Qual è il filo invisibile che tiene insieme il mondo di Fatticolpennello?
Il filo che tiene insieme il mondo di Fatticolpennello è sicuramente la nostra terra, la Puglia, con i suoi simboli, le sue suggestioni e la sua tradizione, che però reinterpretiamo sempre in maniera molto personale. C’è poi il segno del fatto a mano, con tutte quelle piccole imperfezioni che per noi non sono difetti, ma parte dell’identità di ogni pezzo. E soprattutto ci sono due presenze fortissime: la materia e il colore. Ci piace che la ceramica abbia presenza, che non sia qualcosa di neutro o anonimo. La materia deve restare viva, percepibile, e il colore per noi è quasi esplosivo: intenso, energico, capace di trasformare anche un oggetto quotidiano in qualcosa che ha carattere e racconta una storia. Credo sia questo il filo invisibile di Fatticolpennello: creare oggetti profondamente legati alla nostra terra e alla tradizione, ma liberi, contemporanei e immediatamente riconoscibili.
Molti dei vostri oggetti sembrano invitare a essere toccati prima ancora che osservati. Quanto è importante per voi il rapporto fisico tra la ceramica e chi la incontra?
Dipende naturalmente dal pezzo, perché ogni oggetto ha un carattere diverso. Ma quello che vorremmo si percepisse sempre, anche attraverso il tatto, è innanzitutto il “fatto a mano”: l’imperfezione, il segno, tutto ciò che rende ogni pezzo diverso dall’altro. Nelle opere più materiche questo rapporto diventa ancora più importante. Ci sono differenze di piano, stratificazioni, superfici che cambiano sotto le dita e colori che sembrano quasi emergere dalla materia, anziché essere semplicemente appoggiati sopra. In alcuni lavori cerchiamo proprio questa sensazione: che l’oggetto non sembri soltanto costruito, ma quasi nato. Come se potesse provenire dalla terra, dalla roccia, dal mare e avesse trovato naturalmente il suo posto lì. Ci piace quando una nostra ceramica dà l’impressione di appartenere alla natura, più che di imitarla.
Utilizzate colori e sfumature intensi e profondi, capaci di trasmettere una forte componente emotiva. Che ruolo ha il colore nel vostro modo di plasmare e raccontare la materia?
Il colore per noi ha un ruolo di primissimo piano. Ci emoziona. L’ispirazione non è quasi mai studiata o programmata: è momentanea, istintiva. A volte nasce quasi per caso, altre è semplicemente dettata dall’emozione di quel preciso momento. È un processo molto libero, nel quale ci lasciamo guidare da quello che sentiamo mentre il pezzo prende forma. Il colore diventa così parte dell’identità stessa dell’opera. Può essere intenso, esplosivo, creare profondità, sovrapposizioni e contrasti, ma deve sempre riuscire a trasmetterci qualcosa. Per noi un pezzo senza colore non ha magia.
Le forme della natura attraversano gran parte delle vostre creazioni. C’è un paesaggio, un luogo o un ricordo della Puglia che continua a riaffiorare e a ispirare il vostro lavoro?
C’è sicuramente un luogo che ritorna continuamente nel nostro immaginario: Costa dei Trulli, a Polignano a Mare. Per noi è un luogo magico e poetico, dove i colori sembrano sovrapporsi e aprire continuamente spazio all’immaginazione. È da sempre una grande fonte di ispirazione. Il colore della terra, il bianco dei trulli, il verde degli alberi e, sullo sfondo, quel mare selvaggio creano un paesaggio unico. Sono elementi molto diversi che convivono naturalmente e che ritroviamo spesso, quasi inconsapevolmente, anche nel nostro modo di lavorare la ceramica. Forse è proprio questo che ci affascina di quel luogo: sembra già un’opera fatta di materia, colore e natura.
Nei vostri gioielli e in molte delle vostre ceramiche ricorrono simboli e richiami alla tradizione popolare del Sud Italia. Cosa rappresentano per voi e perché avete scelto di reinterpretarli attraverso la ceramica?
Sono richiami che appartengono alla nostra memoria e alle nostre radici. Da una parte ci sono i centrini delle nonne, con il ricordo delle case di una volta, del lavoro paziente delle mani, di una bellezza semplice e domestica che appartiene alla nostra storia. Dall’altra ci sono le luminarie, che raccontano invece il Sud più festoso: le sere d’estate, le feste patronali, le strade illuminate, il colore e quella meraviglia che ancora oggi riesce a farci alzare gli occhi. Ci piace prendere questi elementi così riconoscibili della nostra tradizione e portarli fuori dal loro contesto abituale, reinterpretandoli attraverso la ceramica e trasformandoli in qualcosa di contemporaneo, fino a farli diventare gioielli da indossare. È un modo per portare con sé un frammento della propria terra e della propria memoria, ma raccontandolo con un linguaggio nuovo.


